Pensionamenti: -34,5% rispetto al 2015

Dai dati diffusi dall’Istituto di previdenza, emerge che i nuovi assegni liquidati nel primo trimestre 2016 sono in netta diminuzione: 95.381 contro 145.618 del 2015 (-34,5%).

Per le pensioni anticipate il calo è ancora più evidente: da 38.314 assegni del 2015 a 20.629 di quest’anno (-46,1%).

Questi numeri, spiega l’Inps, sono «l’effetto dell’adeguamento dei requisiti di età ed anzianità all’incremento di quatto mesi della speranza di vita registrato dall’Istat»

Da gennaio di quest’anno, infatti, per andare la pensione di vecchiaia servono 66 anni e 7 mesi (per le dipendenti private un anno in meno; per le autonome 6 mesi in meno) mentre per la pensione anticipata sono necessari 42 anni e 10 mesi (per le donne un anno in meno).

L’età media effettiva di pensionamento nel primo trimestre del 2016 è risultata, tra i lavoratori dipendenti, di 65 anni per la pensione di vecchiaia e di 60,3 anni per quella anticipata. Nella gestione coltivatori diretti le età sono invece rispettivamente di 71 anni e 60,2.

Per gli artigiani 66,6 anni e 60,8. Per i commercianti 66,9 e 66,4. Per i parasubordinati, dice l’Inps, in base alla legge 335 del 1995, «dobbiamo considerare la sola pensione di vecchiaia, con un’età media alla decorrenza di 68,8 anni».

Il prossimo “scalino” è previsto per il 2019 e, successivamente, gli aggiornamenti scatteranno ogni due anni. Si stima che, con i vari adeguamenti, nel 2049 l’età minima legale per la pensione di vecchiaia arriverà a 70 anni e il minimo di contributi per ottenere la pensione anticipata a 46 anni e 3 mesi.

Anche alla luce di queste stime, le valutazioni sulla flessibilità in uscita appaiono quanto mai necessarie.

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