Tfr in busta: sì o no? Due casi concreti
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13
Mar
2015

Tfr in busta: sì o no? Due casi concreti

È il quesito che si stanno ponendo molti lavoratori dipendenti durante questi giorni. E sul tema circolano numeri, aliquote, confronti, statistiche… Ma basta il solo “calcolo di convenienza fiscale”?


Vediamo i casi di Stefano e Roberto: due lavoratori che stanno valutando di richiedere la liquidazione del Tfr in busta paga, secondo quanto previsto dalla Legge di stabilità 2015.


Il periodo di sperimentazione dell’opzione “Tfr in busta” va da marzo 2015 a giugno 2018. Per semplicità consideriamo un triennio esatto: nel periodo Stefano matura un Tfr totale di 4.150 euro lordi; Roberto, invece, accumula 5.600 euro di Tfr lordo.


Quante tasse pago sul Tfr in busta?



È la domanda più frequente che ci viene posta in questi giorni. Proviamo a rispondere, facendo "due conti".

Nell’esempio, se Stefano e Roberto decidono di farsi liquidare il Tfr “in busta”, scatta la tassazione ordinaria che, per il loro reddito, corrisponde ad un'aliquota Irpef pari a circa il 28,5% (27% nazionale + addizionali regionali e comunali).

Parallelamente, aumentando il loro reddito, essi vedranno ridursi le detrazioni per lavoro dipendente e per figli a carico.

Aumenterà inoltre il loro reddito ai fini ISEE; potrebbero esserci quindi impatti negativi ulteriori: si pensi alla riduzione del valore degli assegni familiari o all’aumento del costo di quei servizi il cui costo dipende da questo parametro.

Con l’obiettivo di fornire un ordine di grandezza sul quale basare questa prima valutazione di massima, abbiamo costruito una simulazione dell’impatto fiscale prendendo in considerazione unicamente l’aumento di tassazione derivante dall’applicazione dell’aliquota marginale IRPEF e dalla riduzione delle detrazioni da lavoro dipendente. Non sono state considerate, invece, le detrazioni da familiari a carico e gli altri elementi.


Quali sono le alternative?


L’alternativa al TFR in busta è il Fondo Pensione. In questo caso quante tasse si pagano al momento dell'erogazione?

Per chi sceglie il Fondo Pensione è possibile scegliere fra diverse possibilità di liquidazione:
  • L’ANTICIPAZIONE PER "ALTRI MOTIVI" (fino al 30% della posizione). Una soluzione attivabile in caso di necessità di liquidità immediata. Secondo la normativa in vigore dal 2007, gli importi anticipati dal fondo pensione sono sottoposti a tassazione definitiva del 23%.
  • LA PENSIONE. Destinando il proprio Tfr al fondo pensione per costruire un futuro previdenziale più solido, al pensionamento gli importi erogati (sia in forma di capitale che di rendita) beneficiano di una tassazione finale agevolata: al massimo del 15% che può scendere (per effetto dell’anzianità di iscrizione) fino ad un minimo del 9%.

Confrontando gli effetti della differente tassazione tra l’ipotesi “busta paga”, rispetto alla destinazione del Tfr al fondo pensione per scopi previdenziali, la situazione si presenta così:


Nell’esempio considerato (triennio 2015-2018), la differenza tra l’ipotesi "fondo pensione" e quella "busta paga" è di circa 870/880 euro nel caso di Stefano e di circa 1.180 euro per Roberto.

Fin qui abbiamo incentrato la valutazione dell'ipotesi “Tfr tutto subito” sulla base della fiscalità. Un tema rilevante, ma non l'unico. E, forse, neanche il più importante. La questione centrale nel confronto tra “oggi” e “domani” crediamo sia quella previdenziale: il fondo pensione è prima di tutto una forma di risparmio necessaria nell’attuale sistema di welfare del nostro paese.

Tra l'oggi e il domani


OGGI (POCO)
Per effetto della fiscalità, l’incremento netto in busta paga in caso di attivazione dell’opzione tfr “tutto subito” sarà di circa 75 euro nel primo caso (Stefano) e circa 100 euro al mese nel secondo (Roberto). In cambio di questo aumento: più tasse, meno detrazioni e così via… Come si dice… “Pochi, maledetti e subito”.

DOMANI (ANCORA MENO)
Se Stefano e Roberto scelgono il “Tfr in busta”: quali saranno gli effetti sul capitale finale erogato dal fondo all’atto del pensionamento?
La liquidazione del Tfr direttamente in busta, oltre alla maggior tassazione, comporta il mancato investimento, nei tre anni, dell’importo erogato in busta paga; non essendo destinato al risparmio, quindi, non concorrerà alla maturazione dei rendimenti finanziari (mancata capitalizzazione).

Gli effetti della combinazione della minor capitalizzazione finanziaria con la maggiore tassazione subita (considerando un rendimento medio prudenziale del 3% netto annuo) sono questi:
  • Stefano, riceve 2.900 euro in tre anni e così facendo perde potenzialmente 7.850 euro di capitale previdenziale,
  • Roberto,a fronte dei 3.920 euro netti ricevuti in busta paga, vedrà ridursi il montante finale erogato dal fondo pensione di 10.600 euro.

E LA PENSIONE COMPLEMENTARE?
Al pensionamento, Stefano e Roberto possono decidere di ricevere il capitale finale maturato in forma di rendita (pensione integrativa o complementare), erogata vita natural durante. Considerando i numeri appena riportati e un’aspettativa di vita media al pensionamento, per gli uomini, di 83 anni circa, l’aver scelto il Tfr in busta “in giovinezza” comporterà:
  • Per Stefano una pensione complementare ridotta di circa 490 euro all’anno (quasi 40 euro al mese);
  • Per Roberto una rendita ridotta di circa 660 euro all’anno (oltre 50 euro al mese).

È questo lo “scambio” che penalizza i più giovani: Roberto, con il Tfr in busta, paga un costo piuttosto salato: riceve 100 euro in più al mese per prossimi 3 anni, ma rinuncia a circa 50 euro al mese di pensione per… sempre!


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