Tfr in busta: ne vale la pena?
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13
Nov
2014

Tfr in busta: ne vale la pena?

Agar Brugiavini, Professore di Economia Politica presso l'Università Cà Foscari di Venezia, ha provato a rispondere a questo interrogativo in un recente approfondimento pubblicato sul sito lavoce.info. I dati che emergono sono molto interessanti.


Nello studio dal titolo “Tfr in busta: il gioco vale la candela”, pubblicato lo scorso 31 ottobre, la Prof.ssa Brugiavini evidenzia che il “Tfr in busta paga” è efficace solo se riesce a rappresentare uno stimolo per l’economia e a generare consumi addizionali. La questione è che non è affatto sicuro che sarà così, mentre gli svantaggi per i lavoratori, soprattutto giovani, sono certi. Ecco perché.


Tfr e consumi


Una stima molto approssimativa, suggerisce che per una paga di 2.000 euro netti al mese si potranno ottenere circa 120 euro in più (un aumento di circa il 5 – 6%) a fronte, però, di una perdita significativa sul Tfr maturando, perché si perdono gli effetti della capitalizzazione. Ma quale potrebbe essere l’effetto per la nostra economia?

Negli scenari più ottimistici, il “tfr in busta” si stima possa portare un aumento dei consumi che si attesta sullo 0,8%. Tenendo conto, invece, di un campionario statistico più dettagliato, che considera variabili quali la propensione al consumo delle persone, il risultato è più contenuto: +0,36%.

Quanti lavoratori potrebbero essere interessati ad ottenere il Tfr “tutto subito”? La Prof.ssa Brugiavini ha stimato, elaborando i dati INPS, che la platea dei potenziali interessati sia di 1,6 milioni di lavoratori, neanche il 20% di quelli a tempo indeterminato. Considerando, inoltre, che il Tfr liquidato in busta paga sarà probabilmente tassato in via ordinaria (aliquota IRPEF), è ancor meno chiaro se tutti gli 1,6 milioni saranno realmente interessati ad aderire.

A fronte di questa analisi, l’impatto sull’economia, che rappresenta la principale motivazione con cui il Governo ha presentato questa iniziativa, rimane quindi molto incerto.



Tra presente e futuro


Se i vantaggi sono incerti, gli svantaggi sono certi.

In primo luogo, è da considerare la perdita che il “Tfr in busta” comporterebbe se scelto come alternativa al versamento ad un fondo pensione: -10% del reddito futuro da pensione integrativa. Questo dato va completato anche con una considerazione cruciale: mentre l’aumento del reddito corrente in busta paga è temporaneo, la pensione integrativa è ridotta per tutta la vita.

In secondo luogo, il provvedimento fornisce un segnale contraddittorio alle famiglie e specialmente ai giovani lavoratori, ai quali è stata data la possibilità di risparmiare e investire il Tfr nei fondi pensione per poter costituire il secondo pilastro previdenziale, mentre ora vengono in qualche modo “incoraggiati” a spenderlo subito. Insomma, cosa dovrebbero farne di questo Tfr?

Se veramente si vuole dare maggiori scelte ai consumatori, conclude la Prof.ssa Brugiavini, è necessario accrescere l’alfabetizzazione finanziaria e mettere a disposizione tutte le informazioni per far sì che queste scelte siano effettuate nel modo corretto. È arrivato il momento di fornire a tutti i lavoratori la famosa busta arancione, cioè un quadro chiaro e complessivo sulla loro situazione pensionistica.


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