Censis: cresce la domanda di welfare
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19
Gen
2016

Censis: cresce la domanda di welfare

Oggi c'è una richiesta crescente di salute, assistenza, previdenza per avere la sicurezza di un futuro lungo e in buone condizioni. Qual è oggi la situazione del nostro Paese? A questa domanda risponde la ricerca realizzata dal Censis con Unipol nell'ambito del programma «Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali» presentata a Roma, lo scorso 9 dicembre 2015.


A seguito delle recenti dinamiche demografiche, e il conseguente allungamento della vita media, nel nostro Paese si rileva una richiesta costante e crescente di servizi legati al benessere della persona.

Tali servizi riguardano principalmente:
  • la sanità,
  • l'assistenza,
  • la previdenza.

In tutti e tre i campi, il Censis rileva una contrazione della copertura garantita dal sistema pubblico, con impatti sulla vita dei cittadini e sulle loro aspettative.

La ricerca ha infatti evidenziato molti dati, sui quali è opportuno avviare una profonda riflessione sia da parte dei singoli lavoratori, che da parte degli attori che sono chiamati ad erogare questi servizi.

Il lavoratore è chiamato ad attivarsi, dove possibile, per porre rimedio ad eventuali scoperture attraverso un'attenta valutazione dei propri obiettivi e pianificando il percorso migliore per raggiungerli.

I soggetti che erogano questi servizi, come ad esempio i fondi pensione, dovranno necessariamente affiancare il lavoratore in questo processo di pianificazione e fornire prestazioni sempre in linea con le nuove necessità (come, ad esempio, le prestazioni accessorie).


La sanità



Nel campo della sanità, i dati sono chiari: il Censis stima che, nel 2030, saranno più di 4 milioni le persone in cattivo stato di salute. E i portatori di almeno due patologie croniche saranno più di 20 milioni.

Al contempo, tra il 2007 e il 2014, la spesa sanitaria pubblica è però diminuita del 3,4% in termini reali. La spesa sanitaria pubblica italiana è attualmente pari al 6,8% del Pil, un valore più basso di quello di Francia (8,6%), Germania (8,4%) e Regno Unito (7,3%).

La spesa sanitaria privata ammonta invece al 2% del Pil, anche qui con un valore inferiore alla media dei Paesi Ocse (2,4%) e al dato di tutti i Paesi europei più avanzati.


L'assistenza



Dati analoghi si rilevano nel campo dell'assistenza. In Italia, dice il Censis, sono più di 3 milioni le persone che soffrono di difficoltà funzionali gravi e, tra queste, 1,4 milioni sono confinate all'interno della propria abitazione e bisognose di cure diurne e notturne.

Ma, a fronte di una domanda crescente, anche nell’assistenza, la spesa pubblica è in fase calante dal 2010. Così, tra gli italiani, prevale il «fai da te», con il reclutamento diretto delle badanti, vista come alternativa migliore da oltre il 60% degli italiani.



La previdenza



Giungiamo quindi alla previdenza dove «quella complementare è indispensabile, ma pochi lo sanno» scrive il Censis. Oggi, infatti, solo il 24,3% degli italiani ha una conoscenza precisa della propria posizione pensionistica.

Sempre rispetto al sistema dei fondi pensione, l’istituto di ricerca segnala inoltre due criticità:
  • la prima è legata alla crisi economica che ha fatto sì che, nel 2014, 1,5 milioni di iscritti non abbiano versato i contributi;
  • la seconda è relativa alla disomogeneità delle adesioni: il tasso di adesione è del 18% al Sud (sale al 30% al Nord) e del 16% tra i più giovani, con una età inferiore a 35 anni (mentre il dato nazionale si attesta al 25,6%).


Queste dinamiche, ha concluso il Censis, hanno contribuito a diffondere un senso di sfiducia: meno del 20% gli italiani che affermano di trovare nel welfare pubblico una piena risposta ai loro bisogni. E, inoltre, più della metà delle famiglie di livello socio-economico basso è convinta che un eventuale aggravio dei costi per il welfare sarà incompatibile con i loro redditi disponibili.


È giunto il momento di trovare soluzioni concrete per il benessere presente, ma soprattutto futuro. Perché, come diciamo sempre: tutti dovremmo pensare al futuro perché è lì che vivremo il resto della nostra vita.



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