Padoan: pensioni, la flessibilità avrà un costo

Brevi accelerazioni e brusche frenate. È così che si procede nel percorso (piuttosto arduo) che dovrebbe portare all’introduzione della “flessibilità in uscita”.

Dopo l’apertura pronunciata davanti alle Commissioni riunite Bilancio e Lavoro di Camera e Senato, il Ministro Padoan schiaccia il pedale del freno: «l’idea che si possa fare a costo zero è semplicemente inesatta».


Lo scorso 26 settembre, infatti, Pier Carlo Padoan si è espresso sulla tanto chiacchierata flessibilità nell’accesso al pensionamento: «L’operazione costa, bisogna vedere come viene attribuito questo costo e a chi».

Problema coperture finanziarie, ma non solo. Il Ministro teme che eventuali interventi di riforma delle pensioni possano non essere graditi dall’Unione Europea e minare una «credibilità acquisita in Europa dal nostro sistema previdenziale, apprezzato oggi come il più equilibrato».

Il Presidente INPS Tito Boeri, invece, accelera. In un suo intervento ad Assisi ha dichiarato: «credo che oggi ci siano le condizioni per fare veramente l’ultima riforma delle pensioni», interrompendo così una lunga lista di riforme, iniziata ancora negli anni ’90.

Per mettere in atto tali modifiche, Boeri sostiene siano sufficienti «piccoli interventi su chi ha avuto trattamenti eccessivamente di favore e sulla sostenibilità del sistema», con il risultato di rendere «il patto tra le generazioni più equo e sostenibile, che regga la sfida economica e quella demografica».

Chi sarà il prossimo ad accelerare (o frenare)?

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