Habemus rendita! La nostra prima volta.

Un Fondo pensione ha come scopo quello di erogare pensioni.
Tuttavia, fino ad oggi, nessuno degli aderenti che hanno chiesto la liquidazione al Fondo (oltre 16.000) aveva ancora optato per la “pensione complementare”. Ogni volta è stata richiesta l’opzione “tutto capitale”.

Come mai solo ora, dopo 24 anni di storia, il primo caso?
Nei tanti corsi di formazione, incontri ed assemblee realizzati sul territorio spesso ci si interroga su questo aspetto apparentemente paradossale. Siamo un Fondo Pensione; lo scopo statutario principale è proprio quello di erogare pensioni ma… nessuno, fino ad oggi le ha richieste; quali sono le motivazioni?
La risposta è sempre stata piuttosto facile: semplicemente l’aderente non ha fino ad oggi percepito sufficienti elementi di convenienza rispetto a tale opzione. In effetti, la pensione INPS del vecchio metodo “retributivo” forse non aveva particolari necessità di integrazione e, parallelamente, con i tassi di interesse elevati che caratterizzavano investimenti (apparentemente) privi di rischio come il nostro Btp, si capisce che poteva risultare più semplice la gestione diretta di un capitale erogato “una tantum”, piuttosto che l’erogazione di un “assegno” periodico.

Oltre a questi aspetti, fino al 2007, la normativa imponeva tempi di iscrizione più lunghi per poter chiedere l’erogazione in forma di rendita (10-15 anni, contro i 5 attuali). Inoltre, la fiscalità dell’erogazione in forma di rendita è diventata nettamente più conveniente anch’essa dal 2007, dopo l’entrata in vigore del D.Lgs 252/05. I contributi versati prima dell’entrata in vigore del decreto, se erogati in forma di rendita, sono tassati ordinariamente (aliquota marginale irpef) in corrispondenza dell’anno di erogazione. Diversamente i contributi “post 2006” erogati in forma di rendita sono soggetti alla tassazione definitiva in misura ridotta (15% – 9%).

Una nuova epoca è iniziata.
In un modo o nell’altro, qualunque sia il giudizio che si voglia dare a tale aspetto, possiamo dire che certamente è finita un epoca e che, da oggi, si comincia a parlare “sul serio” di rendite. Già negli ultimi mesi del 2013, nei corsi di formazione, l’argomento è stato trattato in modo specifico, ben sapendo che occorrerà essere preparati nel momento in cui gli aderenti, nei territori, nelle aziende e negli sportelli informativi, richiederanno massicciamente informazioni accurate rispetto ad una forma di risparmio che non si configurerà più come un surplus, ma la cui fruizione caratterizzerà il “vivere quotidiano” del pensionato del futuro.

Occorrerà assumere la necessaria dimestichezza rispetto a termini quali “tasso tecnico”, “reversibilità”, “controassicurazione”, “Long term care” e così via. Comprendendo, al contempo, che aspetti quali il sesso e l’aspettativa di vita incidono sulla misura delle prestazioni pensionistiche.

Avremmo l’occasione per diventare tutti un po’ più preparati, partecipi e responsabilizzati rispetto ad una tematica che fino ad oggi abbiamo dato per assodata e molto spesso, non ci siamo più di tanto interessati ad approfondire: LA PENSIONE.

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