Giuseppina e il rendimento perduto. Parte seconda. Sarà lieto fine?

Ricordate Giuseppina e la sua ricerca del rendimento che ormai le sembrava perduto?

Il caso è certamente particolare ma presenta degli spunti interessanti: l’iscritta si trova in effetti a pochi anni dalla pensione, per cui il suo orizzonte temporale, per quanto riguarda il Fondo pensione, è allineato a quello che ella desidera per l’investimento dei 10.000 €. Questa prima, fondamentale, “pre condizione” ci permette di approfondire l’analisi richiesta.

Innanzitutto occorre “sgombrare il campo” dalle forzature: non è coerente porre a paragone rendimenti e caratteristiche dei comparti Dinamico e Reddito. Si tratta di alternative che presentano profili di rischiosità completamente diversi da quelli desiderati dall’aderente. Giuseppina, infatti, essendo prossima alla pensione, già da qualche anno ha scelto il comparto Garantito Tfr.

Ci si aspetta, per tale comparto, un rendimento simile a quello di un Fondo Comune obbligazionario; per prudenza ragioniamo sul “minimo garantito” che offre tale comparto: un rendimento indicizzato (rivalutazione del TFR in azienda: 1,5% fisso + 75% indice ISTAT di inflazione) che, stante l’attuale esiguo livello di inflazione possiamo attualmente immaginare, al netto dei costi e della tassazione, pari all’1,5% annuo.

Si tratta di per sé un risultato interessante, perché:
l’investimento è diversificato: viene mitigato il rischio concentrazione in un unico emittente (privato o pubblico che sia) come si investisse nel “Fondo comune”. In più si dispone di un rendimento “minimo garantito”;
la gestione diversificata, nel Fondo pensione, costa molto meno rispetto ad un Fondo comune di investimento;
la tassazione dei rendimenti è inferiore nei fondi pensione (11%-11,5% nel 2014) rispetto al 26% delle rendite finanziarie o al 12,5% dei rendimenti dei titoli di stato;

L’opzione “Fondo Pensione”, ha suscitato l’attenzione di Giuseppina anche per un altro motivo. La nostra iscritta versa al Fondo la classica contribuzione (contributo aderente, contributo azienda e TFR): le prime due componenti (deducibili fiscalmente) corrispondono all’incirca a 400 € annui, per cui le è nota la possibilità di effettuare versamenti volontari per almeno ulteriori 4.700 € annui (soglia di deducibilità 5.164,57).

In pratica in due anni Giuseppina potrebbe versare al Fondo Pensione, quasi tutto l’ammontare (10.000 €) rimanendo entro la “soglia di deducibilità”. L’aliquota IRPEF marginale (+ addizionali) collegata al suo livello di reddito comporta un risparmio immediato in dichiarazione dei redditi pari al 28,5% circa; tenendo conto della tassazione finale (15%) il risparmio fiscale sui 10.000 € (28,5 – 15 =13,5%) è pari a 1.350 €. Si tratta di una sorta di “extra rendimento” di natura non finanziaria: su base annua (orizzonte triennale), si tratta di un incremento netto di poco inferiore al 4,5%.

Complessivamente, dunque, combinando i differenti aspetti, l’ipotesi “Fondo Pensione” porterebbe l’aderente a realizzare un rendimento netto su base triennale indicativamente pari al 6%. Giuseppina, conti alla mano, ha fatto la sua scelta: il fondo pensione. E come darle torto?

Un esempio spesso vale più di tante teorizzazioni astratte. La domanda che ci si pone a questo punto è la seguente. Il caso di Giuseppina può essere generalizzato?

La risposta è no.
Sono senz’altro molti i lavoratori iscritti al Fondo che si trovano nelle stessa situazione di Giuseppina e ad essi è doveroso mettere a disposizione le informazioni di cui sopra. Sappiamo peraltro che si tratta di un caso limite; di un utilizzo del Fondo Pensione per motivazioni di carattere finanziario e fiscale. Il Fondo Pensione va innanzitutto immaginato come strumento di risparmio previdenziale (ossia di lungo termine).

Alcuni elementi dell’analisi sono però validi in senso assoluto anche per posizioni previdenziali “standard”, ovvero caratterizzate da 40 anni di vita lavorativa:

1. il risparmio fiscale costituisce un extrarendimento indubbio. Considerando il differenziale tra 26% e 11/11,5 % otteniamo (su 40 anni) un extrarendimento indicativamente pari all’1% annuo (qualche simulazione più dettagliata negli approfondimenti di prossima pubblicazione);
2. la diversificazione è un valore aggiunto prezioso: il fondo pensione permette di accedervi a costi che sono anche 1/10 di quelli di un qualsiasi fondo comune di investimento (anche su questo aspetto seguiranno approfondimenti).

Anche nel caso si stia ipotizzando un investimento a lungo termine (10, 20 o più anni) nello scenario attuale di tassi bassi e rischi diffusi è senz’altro interessante porre sul “piatto della bilancia” anche l’alternativa offerta dal Fondo Pensione.

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