Giovani: pensioni prossima bomba sociale. Soluzioni?

Dall’indagine ESDE2017 emerge che, malgrado i costanti miglioramenti del tenore di vita nell’UE, i giovani non beneficiano di questa evoluzione positiva tanto quanto le generazioni precedenti, soprattutto per quanto riguarda la previdenza.

Quali sono le motivazioni di questa tendenza, non molto incoraggiante?



Le proiezioni di Bruxelles dimostrano che la popolazione in età da lavoro (20-64 anni) diminuirà ogni anno dello 0,3% fino al 2060, ma in parallelo gli over 65 cresceranno dell’1%. Ecco quindi la prima motivazione, la demografia: nel 2060 gli over 65 saranno il 57% della popolazione europea. Il che significa che ad ogni lavoratore attivo corrisponderanno circa due pensionati.

“Con più anziani e meno giovani in tutti gli Stati membri, sarà più difficile distribuire in modo equo il reddito sociale”, spiega sempre la Commissione.

La seconda motivazione è da ricercarsi nelle evoluzioni del mercato del lavoro. La crisi vissuta negli scorsi anni ha “favorito” di più gli anziani, che hanno mantenuto il loro impiego fisso o lo hanno convertito in part time.

Al contempo l’economia digitale e la diffusione dello smart working accrescono l’autonomia del giovane lavoratore che, tuttavia, spesso la sviluppa attraverso il lavoro atipico, dunque quale collaboratore esterno dell’azienda.

I numeri parlano chiaro: l’anno scorso, sempre secondo l’UE, il tasso di disoccupazione tra i lavoratori di età 25-39 anni era del 9,1%, contro il 6,6% della classe 40-64 anni. Fra i primi si diffondono i contratti a termine (16,3% del totale, in aumento di 2 punti percentuali rispetto al 2005, contro il 7,9% tra i secondi).

“I giovani d’oggi e i loro figli potrebbero ritrovarsi in condizioni peggiori rispetto ai genitori. Non è quello che vogliamo”, ha commentato Marianne Thyssen, commissario per l’occupazione e gli affari sociali.

Quali i rimedi a cui ricorrere?



Le soluzioni strutturali a questa situazione sono complesse e da affrontare in ambito politico. Ma non deve essere motivo di immobilismo. Anzi.

Il giovane di oggi che si sta affacciando al mondo del lavoro e che ha appena iniziato la sua carriera, anche con un contratto atipico o part-time, deve però avviare una riflessione sul proprio futuro, non solo previdenziale. E in generale, guardare al futuro, significa anche risparmiare.

Per questo è opportuno valutare le soluzioni per iniziare, anche con un sforzo minimo, un percorso di risparmio che renda quanto più indipendenti e autonomi dal punto di vista previdenziale.

Per i lavoratori dipendenti è possibile destinare il proprio TFR ad un fondo pensione: si inizia così a risparmiare, senza nessun impatto sul reddito da busta paga (il TFR non incide, infatti, sul netto della paga).

Non è l’unica soluzione, le opzioni sono diverse: occorre però investire mezz’ora di tempo per trovare quella adatta alla propria situazione. Bastano pochi minuti per schiarire un po’ l’orizzonte e “vedere” meglio il proprio futuro.

Fonte: http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-1988_it.pdf

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