Gestione Finanziaria

Educazione finanziaria: il (complicato) rapporto degli italiani con il risparmio

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Termina la terza edizione del “Mese dell’educazione finanziaria”. Oltre 600 eventi, di cui quasi un terzo dedicato ai giovani, dedicati ad accrescere le competenze finanziarie, assicurative e previdenziali degli italiani. Il Veneto? A quanto pare, siamo un’eccellenza.

Tanti i partecipanti, con le loro iniziative: associazioni, istituzioni, imprese, università, scuole, fondazioni, pubbliche amministrazioni, associazioni di consumatori, casse previdenziali, assicurazioni. Anche i Fondi pensione hanno fatto la loro parte, come Solidarietà Veneto, attraverso la consolidata collaborazione con Ca’ Foscari (il progetto InfoFuturo risale ormai al lontano 2008).

Il Veneto, in particolare, si è ancora una volta dimostrato sensibile rispetto al tema: Annamaria Lusardi, Direttore del Comitato Edufin, si è complimentata con la Regione, capace di dar corso ad una corposa serie di iniziative conseguenti all’approvazione della legge regionale 17/2018, dedicata proprio all’educazione economica e finanziaria.

Una norma che si affianca alla legge regionale 15/2017, finalizzata invece allo sviluppo della previdenza complementare e del welfare integrato regionale. Due progetti di qualità (e lungimiranza), che potrebbero far da esempio per altre realtà.

Ma gli italiani, sono “educati” alla finanza? E qual è il loro rapporto con il risparmio?

 

La recente Indagine Acri – Ipsos “Gli Italiani e il Risparmio”, realizzata per la 96ª Giornata Mondiale del Risparmio, ci rappresenta un Paese nel quale è ancora forte l’attitudine al risparmio, ma manca forse una piena consapevolezza rispetto allo scopo per il quale si risparmia.

La percentuale di italiani che si identifica con chi risparmia senza troppe rinunce è infatti in aumento (58%), ma più di un terzo degli italiani afferma di risparmiare senza un vero motivo e/o pianificazione.

Il rimanente 65%, tuttavia, risparmia avendo precise finalità: oltre la metà riguardano obiettivi di medio-lungo termine. Un dato che – nel Veneto – assume un particolare significato, se teniamo conto che (Dati Relazione Covip 2019), nella nostra regione il tasso di adesione alla previdenza complementare (38%) è il terzo più elevato d’Italia (dopo il Trentino – Alto Adige e la Valle d’Aosta).

Il tema del rapporto cittadino – risparmio è stato approfondito anche da Solidarietà Veneto in occasione del 30° anniversario, grazie al lavoro del Professor Daniele Marini.

In quel caso emersero, quali elementi cardine nelle scelte di risparmio dei veneti, tre temi: la sicurezza, la fiducia e le garanzie. Un atteggiamento che ritroviamo anche nell’indagine Acri – Ipsos, ove evidenzia che alla base delle scelte d’investimento, è centrale la solidità del soggetto proponente (21%).


E il rendimento?

L’indagine di Marini lo relegava ad elemento secondario, eppure talvolta il potenziale aderente vi dedica notevole attenzione, spesso molto più del rischio (che al rendimento è strettamente connesso).

Ipsos – che su questo punto apre un’interessante finestra – sottolinea invece la crescente attenzione dei risparmiatori italiani rispetto agli “obiettivi” che il risparmio dovrebbe avere: lo sviluppo del Paese (17%) e l’impatto sociale – ambientale (22%).


“I riscontri dell’indagine Ipsos non possono che confermarci la bontà di alcune scelte assunte ormai da quale anno” aggiunge Domenico Noviello, Presidente di Solidarietà Veneto. “Pensiamo anzitutto alla pianificazione previdenziale, attività che impegna il personale del Fondo nei numerosi sportelli territoriali, cercando di dare riscontro ad una platea di potenziali aderenti – soprattutto i più giovani – sempre più attenta al lungo periodo. Dall’altra parte, l’investimento ESG (sostenibilità dal punto di vista ambientale, sociale e di governo aziendale), ormai non più un’utopia, ma un progetto operativo che – passo dopo passo – cresce e si rafforza”.

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