5 domande a Domenico Noviello: neo Presidente di Solidarietà Veneto Fondo Pensione
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28
Set
2020

5 domande a Domenico Noviello: neo Presidente di Solidarietà Veneto Fondo Pensione


Il 29 giugno scorso, l’assemblea dei soci ha eletto il nuovo CDA di Solidarietà Veneto: rimarrà in carica per il triennio 2020-2023.

Tra i consiglieri eletti, alcune riconferme e alcune novità, la più importante delle quali riguarda l'avvocato Domenico Noviello, nuovo Presidente del Fondo in rappresentanza dei datori di lavoro.


Diamo allora la voce al Presidente Noviello, così da delineare l’agenda del Cda per il prossimo triennio, per parlare di previdenza 4.0, di territorio e di “economia reale”.


Avvocato Noviello come ha accolto la nomina da parte di Confindustria Veneto al ruolo di Presidente di Solidarietà Veneto, nel bel mezzo di questo particolarissimo scenario?



Con grande entusiasmo. Avevo già avuto modo di conoscere ed apprezzare l’assetto di confindustriale regionale, che è Parte Istitutiva del Fondo: una realtà dai grandi valori e principi. Per tale ragione ho accettato con onore la presidenza del Fondo, che ritengo rappresenti un vero punto di eccellenza di cui il Veneto può andare fiero.

In altre regioni d’Italia si registrano tassi di adesione alla previdenza complementare molto bassi: in Veneto, dove coesistono fondi nazionali e fondo territoriale, si supera il 38%. È ancora poco, ma la direzione è quella giusta: la concorrenza incentiva il confronto, l’approfondimento e, infine, l’adesione.

Riguardo allo scenario dobbiamo dire che, effettivamente, le incognite non mancano ma, insieme ai colleghi del Cda del Fondo, sono certo che riusciremo ad interpretare e al meglio le esigenze degli associati, più di 13.000 aziende e 105.000 lavoratori: una bella responsabilità!


Quali sono le priorità per il board di SV da qui alla fine dell’anno?



Innanzitutto, c’è l’esigenza di recepire e rendere operative le novità previste dalla normativa “Iorp II” (Direttiva europea sui fondi pensione): sarà un’occasione di crescita e di consolidamento per il Fondo, soprattutto relativamente alla struttura di governance, al controllo dei rischi ed alla comunicazione, nell’obiettivo della crescente trasparenza verso gli iscritti.

Al centro della nostra attenzione c’è poi il “motore” della “macchina previdenziale”: la gestione finanziaria. Penso anzitutto alla sfida dell’investimento sostenibile e responsabile, che ci proietta verso una maggior attenzione agli impatti ambientali, sociali e di governance delle aziende (ESG).


Poi abbiamo gli investimenti alternativi: il fondo è stato precursore relativamente al private equity e al private debt. Avevamo in cantiere gli ulteriori temi delle infrastrutture e del real estate, ma Covid 19 ha messo in discussione le metriche di valutazione di questi asset, imponendo una fisiologica pausa di riflessione. Ora vorremmo riaprire il dossier e, in queste settimane, stiamo implementando un cronoprogramma ad hoc.

Infine, la tecnologia: abbiamo nuove idee per evolvere il concetto del “Fondo 4.0”, capace al tempo stesso di presidiare tutte le fonti di rischio potenziale e di offrire una consulenza agli iscritti tempestiva e capillare.

Anche la Regione negli ultimi anni si è attivata per sostenere il welfare territoriale. A che punto siamo su questo fronte?



Il progetto “Veneto Welfare” costituisce in effetti un’esperienza originale, nell’ambito della quale il “pubblico” si impegna a sostenere le esperienze di welfare che rispettino determinati parametri di efficienza.



Il dispositivo è interessante: guarda con fiducia al modello associativo puntando ad amplificarlo, purché sia all’altezza delle aspettative del policy maker (che si fa tramite delle aspettative del territorio). Si punta in questo modo ad individuare forme di welfare che siano “di riferimento” per l’intero ambito territoriale: una sfida anche per Solidarietà Veneto.

Dobbiamo dire che, nelle ultime settimane, l’attenzione della politica è probabilmente stata più incentrata sul tema delle elezioni, auspichiamo peraltro che il processo esecutivo – soprattutto per quanto attiene al tema dell’accreditamento dei “fondi di riferimento” – possa giungere entro breve a compimento.

Ad ogni modo come fondo non possiamo che metterci a disposizione della Comunità territoriale, auspicando che – a prescindere dall’esito delle elezioni – il sostegno al progetto possa proseguire con vigore.

La nomina alla guida di Solidarietà Veneto arriva nel bel mezzo di una pandemia mondiale i cui effetti non tarderanno a farsi sentire sull’economia reale, anche della nostra regione. I fondi pensione possono giocare un ruolo per la tenuta del sistema economico?



Si, certamente. E dico di più: i fondi pensione da sempre, per loro natura, rappresentano uno strumento di stabilità per l’interesse del singolo risparmiatore e dell’intera comunità economica. Mi riferisco in modo particolare al valore anticiclico del risparmio previdenziale, che non “fugge” quando i mercati scendono, né si fa travolgere dall’entusiasmo nei momenti di crescita.

Pensi che, nei primi tre mesi del 2020, il valore dei riscatti richiesti ai fondi comuni di investimento europei è stato pari a 280 miliardi di euro.

Nel risparmio previdenziale, invece, nulla di tutto ciò: i fondi pensione operano infatti come piani di accumulo (PAC) nei quali l’investimento di lungo periodo avviene con gradualità e costanza, attraverso la contribuzione, tipicamente, trimestrale.

A chi dunque ci chiede se Solidarietà Veneto investe nell’economia del nostro Paese nel momento di difficoltà rispondiamo che… lo stiamo già facendo! Ma attenzione… qui non si asseconda la logica dell’assistenzialismo: l’obiettivo resta infatti la ricerca delle migliori opportunità di investimento per il risparmiatore, nel rispetto del principio cardine dell’attività di investimento previdenziale: quello della diversificazione.

Concludendo, il futuro sembra riservare una serie di incognite ma Solidarietà Veneto sembra pronto ad affrontarlo!



Si, ne sono certo. Crediamo che, nonostante le difficoltà, il Fondo possa superare questa fase complicata: l’esperienza del 2008 ci insegna che il modello “multi-categoriale” è il più adatto ad assorbire le crisi, specie quelle che incidono in qualche settore particolare (pensiamo agli impatti sul commercio nella fase attuale…). È vero, la vera sfida per il prossimo triennio è impegnativa, ma i progetti avviati dal precedente Cda e la squadra affiatata di Solidarietà Veneto, mi rendono fiducioso.

Per quanto mi riguarda, metto a disposizione le mie competenze, consapevole del ruolo che mi è stato affidato: dobbiamo avere cura del risparmio dei lavoratori veneti, che in qualche modo – con l’iscrizione al fondo – ci hanno affidato una quota del loro futuro.


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