Fondo pensione = risparmio per il futuro.
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12
Feb
2019

Fondo pensione = risparmio per il futuro.

E se il futuro… non ci fosse?


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Rinunciare a qualcosa oggi per essere più sereni in futuro: uno slogan che ben rappresenta l’indole degli italiani, da sempre considerati un popolo di risparmiatori.

L’ACRI-IPSOS, in un’indagine del 2018, evidenzia che più del 50% delle persone intervistate risparmia per il proprio futuro, per assicurarsi contro qualche evento, o per realizzare un progetto particolare.

Il 68% del campione pensa poi che le persone più attente al risparmio siano quelle maggiormente interessate al loro futuro. Insomma, risparmio e futuro costituiscono un binomio positivo, costituito da due elementi che si compenetrano e di cui il fondo pensione rappresenta una sintesi, tuttavia …

…c'è qualcosa che va oltre e di cui si sta cominciando a prendere coscienza.


Abbiamo assistito, negli ultimi mesi, ad una gara di solidarietà nei confronti delle popolazioni, soprattutto della provincia di Belluno, colpite da quello che non ci pare esagerato definire un disastro, umano ed ambientale.

Il pensiero è andato innanzitutto a chi è rimasto senza luce e acqua, con le strade interrotte dalle frane e l’inverno in arrivo. Siamo poi rimasti impietriti davanti alle apocalittiche immagini dei boschi - si ipotizzano 14 milioni di piante abbattute - chiedendoci… e se dovesse succedere ancora?


Ci si interroga con un senso di angoscia, osservando inermi il violento crescendo dei fenomeni meteorologici. Percepiamo segnali di un cambiamento che rischia di sfuggirci di mano.

Pensando alla “strage di boschi” delle Dolomiti, i più anziani dicono “mai visto nulla di simile in tutta la mia vita”, ci accorgiamo però che, anno dopo anno, gli eventi estremi sono sempre più frequenti.


Ci approcciamo a questi eventi puntando al ripristino, diciamo “tutto tornerà come prima” e immaginando i possibili interventi infrastrutturali ordinari e straordinari adatti a proteggerci dalle future calamità. Aspetti rilevantissimi ma… basteranno?

Come potremmo difenderci infatti se la straordinaria violenza della natura diventasse… ordinaria? Dove trovare le risorse per “conservare” e “sistemare” se lo scenario si evolvesse in modo ancora più severo?

Il costo per la collettività diventerebbe insostenibile ed il declino dell’ambiente in cui viviamo sarebbe rapido. Tra l’altro immaginare questo scenario in Italia, uno dei paesi europei più ricchi di biodiversità, è doppiamente desolante.

Concentrati sui problemi di tutti i giorni (immigrazione, pensioni, spread…), perdiamo di vista le criticità del futuro, al quale preferiamo forse non pensare, anche perché, se lo facciamo, finiamo per chiederci: “si, ma io cosa posso farci?”

In effetti cosa può fare l’individuo davanti a problemi di tale portata? …cosa vale l’opinione di un cittadino isolato, nel mondo della globalizzazione e della grande finanza? Nulla forse. Ma, forse c’è ancora spazio per sperare (dandosi da fare).

Ci sfugge talvolta un aspetto che, in altri contesti, forse più evoluti, è invece ben consolidato. Pensiamoci un attimo: il Fondo pensione, mettendo assieme tanti singoli, acquisisce una notevole forza contrattuale che, di norma, si esplica negoziando con i gestori (banche ed assicurazioni) il miglior prezzo per la gestione delle risorse. Banalmente è la realizzazione del detto “L’Unione fa la forza”, declinato in chiave finanziaria.


E se i Fondi, sfruttando tale leva ed interpretando i desideri dei loro associati, aprissero un negoziato che punta ad obiettivi ulteriori? Fantasia? Nient’affatto: a livello planetario questo atteggiamento è decisamente diffuso: sono infatti molti gli investitori istituzionali che gestiscono le risorse nel rispetto dei criteri “ESG”.

ESG: un acronimo composto da tre parole (Enviromental, social and governance) che a loro volta racchiudono tre distinti universi di sensibilità sociale. Quello dei diritti umani, quello della governance e della gestione delle aziende; quello infine, dell’ambiente.

Il Fondo che adotta tali criteri presta attenzione, nell’investimento, ad aspetti quali il cambiamento climatico, le emissioni di CO2 (biossido di carbonio), l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, gli sprechi e la deforestazione. Purtroppo, nel nostro Paese siamo molto in ritardo su questi temi, ma forse ora siamo giunti ad una svolta e, in questo senso, gli shock a qualcosa forse servono.


Oggi, con questo articolo, vogliamo aprire una finestra rispetto ad un argomento che fino ad oggi è stato sfiorato solo marginalmente da Solidarietà Veneto (gli indici ESG sono adottati da 7 anni, ma nel solo comparto Prudente). Il risparmio previdenziale, fatto per mezzo dei Fondi, può incidere sul “domani” degli iscritti non solo in termini di maggior reddito disponibile ma di vera e propria qualità di vita.

Cominciamo dunque un percorso nuovo e sicuramente ambizioso. Serviranno le idee di tutti: metterle assieme non sarà semplice ma, lo sappiamo, confronto e innovazione sono la storia di Solidarietà Veneto.

Un Fondo fin dall’inizio focalizzato su un obiettivo: il futuro sereno dei propri iscritti, mission da perseguire ponendoci all’altezza delle sfide severe che ci vengono da un mondo che cambia velocemente e violentemente. Affinché le prossime generazioni possano continuare a godere delle meraviglie che abbiamo ricevuto in eredità.

Affinché i nostri figli un giorno non ci vengano a dire "tu dov’eri mentre succedeva tutto questo?”


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