Mandato a focus geografico: direzione diversificazione
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13
Gen
2021

Mandato a focus geografico: direzione diversificazione

Nel mezzo della crisi pandemica si discute di investimenti in infrastrutture e sanità. Il dibattito politico è incentrato sull’utilizzo delle risorse originate dal Recovery Fund, ma il tema dell’investimento nelle infrastrutture e del rilancio dell’economia non è nuovo e coinvolge da tempo anche Solidarietà Veneto. Il recente investimento nell’Hydrobond 3 ci consente di aprire un approfondimento sull’andamento del mandato a “focus geografico”, proiettandolo anche in prospettiva.


Solidarietà Veneto è stato di recente protagonista nell’investimento infrastrutturale “Hydrobond – Viveracqua 3”: un’operazione di sistema che, attraverso la società consortile Viveracqua, ha coinvolto 12 aziende del Servizio Idrico Veneto. L’investimento nell’“Hydrobond 3” (come le operazioni del 2014 e 2016) si è potuto realizzare grazie alla collaborazione con Finanziaria Internazionale Sgr, partner del Fondo fin dal 2013, quando venne avviato il mandato di gestione a “focus geografico”.

Così, nello sforzo collettivo per attraversare il difficile 2020, emerge la strategia di diversificazione che il Fondo pratica ormai da qualche anno e che si è tradotta in un progressivo impegno nella valorizzazione del “Sistema Paese”.


Le origini del mandato a “focus geografico”. Spread e diversificazione del “debito Italia”



Ma come è stato possibile realizzare tutto ciò? Come si è riusciti ad arrivare all’Hydrobond 3?

Eravamo nel lontano 2011, con la crisi del debito sovrano e dello spread, ed il Fondo cominciò ad interrogarsi sul percorso da adottare per diversificare la componente obbligazionaria dei comparti Prudente, Reddito e Dinamico.

Si decise così di ridurre il peso dei titoli di stato, sostituendo – seppur in parte limitata – questa componente con il “private debt Italia”, puntando all’introduzione nel portafoglio di un nuovo strumento, il “minibond”, per agevolare l’accesso alla finanza da parte delle PMI, senza escludere l’investimento obbligazionario in infrastrutture.

La successiva gara finalizzata ad individuare l’affidatario della gestione, si concluse con la selezione di Finanziaria Internazionale (Fin. Int.), al quale – con l’inizio del 2013 – vennero attribuite il 5% delle risorse dei tre comparti summenzionati (all’epoca 28 milioni di Euro).

Il risultato? Un maggiore livello di diversificazione: non più solo titoli di stato, investimento infrastrutturale e non più solo aziende quotate.
Il nuovo mandato venne definito a “focus geografico”, perché una parte consistente delle emissioni oggetto di selezione, poteva essere individuata nel territorio regionale, da sempre contraddistinto dalla vivacità economica e dalla forte presenza di PMI.


2013 – 2014. La fase di avvio, all’insegna della prudenza



Fin. Int., nella logica del contenimento del rischio, iniziò il suo percorso avvicinandosi con gradualità al “minibond”, ancora poco diffuso. Vennero così privilegiati investimenti obbligazionari a breve termine, emissioni di banche del territorio che, seppur a fronte di rendimenti più contenuti, erano molto liquidi e permettevano di contenere la volatilità.

L’investimento avrebbe avuto caratteri innovativi, e mal si adattava al confronto con un indice di riferimento di carattere “tradizionale”: venne comunque scelto il benchmark “EMU Financial Corporate Index”, rappresentativo delle obbligazioni corporate europee, che raccoglieva quindi anche strumenti aventi durata finanziaria più lunga rispetto a quelli scelti inizialmente da Fin. Int.

Conseguentemente, nei primi anni (2013-2014), si accumulò un certo ritardo rispetto all’indicatore, causato anche dalla riduzione dei tassi di quegli anni, che portava vantaggio ai titoli più “lunghi” e dunque più volatili (…quelli che il gestore per prudenza escludeva).

2015 – 2018. La fase centrale. Dal minibond alle infrastrutture.



Le successive emissioni di minibond, e la sottoscrizione di obbligazioni infrastrutturali (i già citati Hydrobond, ma anche il bond “CAV” – passante di Mestre), permettevano al gestore di strutturare il portafoglio secondo le aspettative. Il patrimonio gestito da Fin. Int., grazie alle nuove contribuzioni, superava i 50 milioni di euro.


Al termine di quella fase si ritenne di rinnovare il mandato per valutare l’andamento complessivo dopo l’aggiornamento del Documento sulle politiche di investimento (DPI), programmato per la fine del 2018. Così fu e, nella tarda primavera nel 2019, si constatò che il rendimento maturato da Finanziaria internazionale nei tre comparti – nei sei anni abbondanti di gestione – superava il 20%.

L’andamento della gestione, fra il 2015 – 2018 restava allineato al benchmark (nonostante non fosse un indicatore ideale); rimaneva il ritardo accumulato nel primo biennio e si aggiungeva un rallentamento nei primi mesi del 2019. Veniva poi valutato positivamente l’apporto della gestione in termini di decorrelazione: i risultati del mandato si sono infatti scostati in più occasioni rispetto a quelli degli altri gestori, contribuendo a ridurre la volatilità complessiva dei Comparti, seppur in misura proporzionata alla limitata dimensione delle risorse affidate al gestore di Conegliano (TV) rispetto al totale del patrimonio del Fondo.

2019 – 2027. Seconda vita per il “focus geografico”



Il resto è storia recente: dal luglio del 2019 per il mandato è iniziata una “seconda vita”.
Dopo la revisione del DPI, il Fondo ha infatti avviato un processo di ulteriore diversificazione, anche con riferimento al “private debt”, con l’obiettivo di estendere per gradi il modello a livello sovranazionale. Il mandato a focus geografico è stato quindi riconfigurato: la nuova convenzione – attualmente in vigore – avrà scadenza nel giugno del 2027.

Un’importante modifica afferisce al parametro di riferimento: non più un “benchmark” in senso stretto (con i limiti già descritti), ma un rendimento target fisso del 3%, obiettivo per il gestore e, al tempo stesso, chiaro punto di riferimento per gli osservatori esterni.

Il mandato, al quale non vengono attribuite nuove contribuzioni, si sta percentualmente riducendo rispetto alla dimensione del Fondo (siamo oggi attorno al 4% rispetto al totale del patrimonio dei tre comparti).
Fin. Int., fino a luglio 2021, avrà ancora la facoltà di effettuare nuovi investimenti (ecco il caso dell’Hydrobond), dopodiché – man mano che i titoli in portafoglio giungeranno a scadenza – le risorse saranno utilizzate per avviare nuovi progetti di diversificazione in strumenti alternativi quali il private debt.

Il mandato alla sfida di Covid-19




La “seconda vita” del mandato è stata ben presto attraversata dalla sfida più severa: Covid-19, con il Lockdown ed il forte rallentamento dell’economia.

La riduzione dei fatturati delle aziende ha imposto, soprattutto nel periodo di marzo – aprile, una prudenziale svalutazione di alcuni titoli obbligazionari, soprattutto con riferimento alle aziende maggiormente esposte agli effetti della crisi sanitaria. Un aspetto tuttavia compensato dalla stabilità degli strumenti non toccati da tali fenomeni, proprio come gli investimenti in infrastrutture.

La successiva forte ripresa dei mercati, soprattutto quelli azionari, ha positivamente influito sui rendimenti nei quattro comparti di Solidarietà Veneto e un contributo a tale ripresa è giunto pure dal mandato a “focus geografico”: possiamo infatti anticipare che, nell’anno 2020, la performance complessiva realizzata dal gestore dovrebbe attestarsi sul 4%.

Il risultato cumulato da luglio 2019 (avvio della nuova convenzione) è inoltre superiore al target del 3% annuo in tutti e tre i comparti in cui il mandato è attivo. Si tratta evidentemente di un risultato soddisfacente e per certi versi in parte inatteso, soprattutto alla luce delle dinamiche che caratterizzano l’economia del nostro Paese in questa fase.

La prospettiva: i rischi di una faticosa ripresa, la necessità di diversificare gli investimenti



I buoni risultati non devono distogliere l’attenzione dal futuro.
Stante lo scenario, non si può infatti escludere che nel futuro prossimo qualche investimento possa realizzare performance inferiori alle aspettative, a causa di svalutazioni o variazioni nei piani di pagamento delle cedole. Si tratta del resto di fattori di rischio che contraddistinguono in generale l’investimento “corporate”, anche quello sovrannazionale e che qui, tuttavia, sono mitigati dal modesto “peso” dei singoli titoli (mediamente pari o inferiore allo 0,1%) rispetto alle risorse del comparto.

Quest’ultimo rilievo tecnico ci dà nuovamente il senso dell’importanza di diversificare: un obbligo che corre al Fondo anche per il futuro; nella complessità dello scenario prospettico diviene infatti ancor più strettamente necessario insistere su tale fronte.

Anche il buon +4% del 2020 non va eccessivamente enfatizzato, perché se parametrato ad un mandato che racchiude solo il 4% del patrimonio, equivale ad un +0,16% circa sul valore quota: un apporto marginale. L’occasione di analizzare questo mandato quindi, più che per i numeri in sé, è buona per interpretare i segnali che ci vengono da questo osservatorio privilegiato sull’andamento dell’economia italiana e, più nello specifico, del Veneto.

Nelle settimane in cui sta prendendo avvio la distribuzione del vaccino, e nell’auspicio di una progressiva normalizzazione della situazione sanitaria, non possiamo ignorare il fatto che l’Italia si appresta ad affrontare una fase che non si preannuncia agevole. Una situazione che ci accomuna, pur con sfumature differenti, agli altri Paesi dell’Europa.


L’economia in questa fase è sostenuta dagli stati e delle banche centrali, e forse lo sarà anche nel futuro prossimo. Ne hanno tratto beneficio anche le forme di risparmio (lo si intuisce osservando la risalita dei rendimenti).
Ora c’è da sperare in una ripresa che consenta alle aziende (e alle economie in generale) di riprendere presto a camminare con le proprie gambe; diversamente fino a quando si può sperare che economia e finanza possano sostenersi grazie a “ristori” e sussidi? Tra l’altro… più duraturo è il sostegno, più alto sarà il costo a carico del sistema. E noi, del sistema, siamo parte…

Da questo punto di vista crediamo rimanga il valore strategico della diversificazione nell’ambito infrastrutturale, che potrebbe intercettare in questa fase le risorse messe a disposizione dalle istituzioni europee, contribuendo al rinnovo – anche in chiave di sostenibilità ambientale – del sistema economico stesso. L’evoluzione del mandato per i prossimi anni dovrà probabilmente tenere conto di questo cambio epocale, che comporta anche per i fondi pensione un impegno a favore delle future generazioni.

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