Avviso! L’intera struttura è impegnata nei lavori della 45ª Assemblea dei Delegati: gli uffici torneranno operativi da domani (6 maggio).

Previdenza

Censis: il 65% dei giovani in pensione con meno di 1.000 €

Facebook
Twitter
LinkedIn

Un futuro a tinte fosche per i giovani italiani; è quello che emerge dai risultati della ricerca “L’eccellenza sostenibile nel nuovo welfare. Modelli di risposta top standard ai bisogni delle persone non autosufficienti” presentata a Padova, lo scorso febbraio.

Oggi, il 40% dei lavoratori dipendenti di età compresa tra i 25 e 34 anni ha una retribuzione netta media mensile che non supera i mille euro. E in molti si troveranno ad avere dalla pensione un reddito più basso di quello che avevano a inizio carriera.

Il Censis stima che il 65% dei giovani occupati dipendenti 25-34enni di oggi, avrà una pensione inferiore a mille euro, pur considerando avanzamenti di carriera medi assimilabili a quelli delle generazioni che li hanno preceduti.

E la previsione riguarda i più “fortunati”, cioè quei 3,4 milioni di giovani ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard.

La situazione, infatti, non sarà migliore per gli 890.000 giovani 25-34enni autonomi o con contratti di collaborazione e per gli oltre 2 milioni di “Neet”, cioè ragazzi che non studiano né lavorano.

Sistema contributivo e giovani: gli scenari



Il Censis ha analizzato anche le aspettative dei “millennials” (i giovani di 18-34 anni); il 53% pensa che la loro pensione arriverà al massimo al 50% del reddito da lavoro.

Con il sistema contributivo, come evidenziato anche dalle stime rilasciate dall’Inps nell’ambito dell’iniziativa “La mia pensione”, l’unica soluzione per avere una pensione migliore è lavorare fino ad età avanzata (come spiegato nel nostro articolo sul contributivo). Ma il mercato del lavoro lo consentirà?

L’occupazione dei giovani è crollata. In dieci anni, scrive il Censis, ci sono stati 1,8 milioni di giovani occupati in meno: – 10,7%.

Siamo passati, infatti, dal 69,8% di giovani tra i 25 e i 34 anni occupati del 2004, pari a 6 milioni, al 59,1% del 2014 (primi tre trimestri), pari a 4,2 milioni.

Sempre parlando di sistema contributivo: la pensione dipende dalla somma dei contributi versati durante la vita lavorativa. Maggiori saranno i contributi, maggiore sarà la pensione

In questo senso, com’è la situazione per i giovani italiani?

Anche in questo caso, non positiva. Il 61% dei millennials ha avuto finora una contribuzione pensionistica intermittente, perché sono rimasti spesso senza lavoro o perché hanno lavorato in nero. Pochi contributi versati, quindi, che si ripercuoteranno sulla pensione futura.

Scenario complesso: esistono soluzioni?



Se la situazione continua secondo queste dinamiche, ha concluso il Censis nel suo rapporto, i giovani precari di oggi diventeranno gli anziani poveri di domani.

Molti genitori, di fronte a questa situazione, si staranno chiedendo:
esistono delle “contromisure” per migliorare il destino previdenziale dei giovani?
La risposta è , e costa meno di un caffè.

VUOI DIRE LA TUA? Lascia il tuo commento sulla nostra pagina Facebook

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE
ISTAT: A RISCHIO IL RICAMBIO GENERAZIONALE
PENSIONI, IN ITALIA LA SPESA PIÙ ALTA D’EUROPA
INPS: DAL 2016 AUMENTA L’ETÀ PER ACCEDERE ALLA PENSIONE
“BUSTA ARANCIONE”: I NUMERI IN VENETO
RAPPORTO INPS: IL 2014 SI CHIUDE IN PASSIVO
BOERI: I 5 PUNTI PER RIFORMARE LE PENSIONI

Articoli recenti

Scopri

Potrebbe interessarti anche…

Cambia l’approccio degli iscritti al Fondo,
si aggiorna la strategia di investimento

Solidarietà Veneto opera a beneficio dei lavoratori della regione da oltre trent’anni. L’esperienza ci raffigura una netta differenza fra l’iscritto degli anni ’90 e quello del 2022. Da allora, inoltre, la finanza mondiale è completamente cambiata ed anche l’approccio all’investimento è chiamato ad un progressivo adeguamento. Ogni tre anni i fondi pensione sono tenuti a

Rendimenti luglio 2022.
Un “secondo semestre” che inizia con il piede giusto

Un mese fa preannunciando la stabilizzazione che già da metà giugno si cominciava ad intravvedere. Luglio è andato oltre le aspettative: il rimbalzo dei mercati è stato vigoroso ed i quattro comparti del Fondo hanno messo a segno rialzi record. Una “svolta” tutta da interpretare. Abbiamo tante volte sottolineato la necessità, nella previdenza complementare, di

RELAZIONE COVIP 2021: FOCUS #3. LA SCELTA DEI COMPARTI E I RENDIMENTI ACCUMULATI

Dopo 6 mesi di tensioni finanziarie, la “terza puntata” di analisi della Relazione Covip “cade a fagiuolo”: l’approfondimento è infatti dedicato a rendimenti che, nel lungo periodo e soprattutto sui comparti azionari, restano soddisfacenti. Ma quali sono i benefici reali per gli iscritti? I rendimenti dei fondi pensione si misurano nel… lungo termine. L’affermazione, per quanto

Torna su