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17 luglio 1997 – 17 luglio 2017 Buon compleanno bilateralità!

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Il fondo pensione: da “oggetto” per il risparmio a lungo termine…



Sempre più lavoratori veneti scelgono Solidarietà Veneto: prendendo atto delle riforme previdenziali (fra tutte la “Dini” del 1995 e la “Fornero” del 2011), il cittadino decide di risparmiare, per non dipendere dal solo “primo pilastro” INPS. Il fondo regionale, percepito come “oggetto” di risparmio di lungo termine, è preferito ad altri strumenti per i numerosi vantaggi: fiscalità agevolata, contributo azienda, bassi costi di gestione, diversificazione degli investimenti, assistenza, ecc.

… a “Soggetto” previdenziale dalla lunga storia



Eppure, scavando negli archivi, troveremmo articoli di giornale, tesi di laurea, pubblicazioni, relazioni sindacali che ci farebbero capire come, più che un “oggetto previdenziale”, Solidarietà Veneto sia un Soggetto, dotato anche di una forte personalità, che deriva probabilmente da una genesi complessa: il Fondo nasce nel gennaio del 1990, a valle di una profonda riflessione maturata in ambito sindacale già dagli anni ’80, e comincia subito a diffondersi. Verso la fine del decennio, tuttavia, i fondatori si trovarono ad affrontare delle difficoltà: prende vita anche un diverso modello, quello dei fondi nazionali di categoria, che considera i fondi territoriali e/o aziendali, come delle eccezioni o delle anomalie.

17 luglio 1997: un nuovo inizio sotto il segno della bilateralità



Nel bel mezzo della complicata discussione che ne deriva, Giorgio Santini, per la Cisl del Veneto, e Luigi Arsellini, in rappresentanza di tutte le Associazioni e delle Unioni degli industriali delle sette province del Veneto, siglarono un fondamentale accordo fra datori di lavoro e lavoratori, da cui prese avvio il percorso della bilateralità. Nel biennio successivo, la sottoscrizione di ulteriori accordi dimostrò la grande determinazione delle parti sociali territoriali fino a quando, nel 1999, Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) autorizzò Solidarietà Veneto all’esercizio dell’attività quale “nuovo fondo”, configurazione che anche oggi caratterizza il fondo pensione più diffuso in regione.

Giorgio Santini e Luigi Arsellini in foto dell’epoca

Effetti pratici: fonti istitutive, diritti, contribuzione



Agli accordi di fine anni ‘90, riferibili al sistema Confindustria, seguirono nel 2007 (con la firma di Cisl e Uil per i lavoratori) quelli dell’Artigianato e della Piccola e media impresa. Tali accordi sono detti “fonti istitutive” del Fondo pensione e prevedono che i destinatari, possano scegliere Solidarietà Veneto, avendo diritto a beneficiare del contributo datoriale, nella misura prevista dagli accordi di primo livello. Ciò significa che se a livello nazionale vengono introdotti incrementi contributivi, questi siano dovuti automaticamente anche agli aderenti a Solidarietà Veneto (… ai lavoratori operanti in Veneto nelle aziende che applicano la contrattazione collettiva riferibile alle parti datoriali firmatarie). Riprendendo le parole di Covip (nella “risposta al quesito” del 2009), il diritto a beneficiare del contributo datoriale da parte del lavoratore...” (iscritto al Fondo regionale) trova fondamento nelle previsioni dell’accordo collettivo istitutivo dello stesso Fondo regionalea prescindere dalle previsioni contenute nel contratto nazionale di categorie.

Ecco quindi l’importanza dell’accordo del 1997, da cui discende un modello caratterizzato dalla compresenza, nel medesimo settore, di diversi fondi pensione che il lavoratore potrà scegliere, secondo il principio generale di legge (D.Lgs 124/93 – D.Lgs. 252/05), ben rappresentato dagli autorevoli pareri di Gino Giugni e Mattia Persiani (fine anni ‘90) e, successivamente, corroborato dagli interventi della Covip. Un principio utile anche per finalità pratiche: ancor oggi qualche neofita della materia, probabilmente per via della multicategorialità del fondo territoriale, immagina che Solidarietà Veneto sia un fondo aperto e quindi, erroneamente, crede che vi sia la necessità di un accordo aziendale per poter attivare il contributo dell’azienda… ma l’accordo, in realtà, esiste già dal 1997.

Prospettive: la vitalità del “soggetto” Fondo, sta nell’azione delle Parti sociali



Oggi, vent’anni dopo l’accordo “Confindustria Veneto” e dopo altri 10 dall’accesso di Artigianato e Pmi, riportiamo l’attenzione a quella “calda” estate del 1997, durante la quale cominciarono a consolidarsi aspetti oggi scontati, ma allora talvolta osteggiati. Ne facciamo memoria per gli aspetti pratici, che interessano consulenti del lavoro, uffici del personale ed operatori sindacali; ma anche perché la “memoria storica” non vada perduta. La storia ci consente di comprendere la soggettività di Solidarietà Veneto, risultato dell’azione di chi si è speso in prima persona perché convinto della bontà di alcuni principi: libertà di scelta, multicategorialità, vicinanza. In prospettiva riteniamo che Solidarietà Veneto possa crescere e svilupparsi solo se le Parti sociali territoriali, come vent’anni fa, sapranno interpretare attivamente il loro ruolo, avendo a cura gli interessi dei lavoratori e delle aziende che rappresentano, con spirito di innovazione, pragmaticità e determinazione.

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